L’albergo del libero scambio

da Georges Feydeau, ma interamente riscritto da Davide Carnevali

In questo nostro Albergo del libero scambio si ride e si pensa!

“Qualcosa di nuovo si trova soltanto nell’assurdo” Louis Ménard

regia Marco Lorenzi
con Roberta Calia, Giuliano Scarpinato, Yuri D’Agostino, Federico Manfredi, Barbara Mazzi, Silvia Giulia Mendola, Raffaele Musella, Alba Maria Porto; (edizioni precedenti) Christian Di Filippo, Elio D’Alessandro, Federico Manfredi, Barbara Mazzi, Silvia Giulia Mendola, Alba Maria Porto, Alessandro Bruni Ocaña, Beatrice Vecchione
scene Nicolas Bovey
costumi Erika Carretta
luci Giorgio Tedesco / Francesco Dell’Elba (edizioni precedenti)
musiche originali Elio D’Alessandro
regista assistente Yuri D’Agostino
foto di scena Erika Zolli e Giuseppe Distefano

Ancora una produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale affidata al giovane regista della compagnia, Marco Lorenzi

Note di regia
Affrontando questo testo abbiamo riflettuto su cosa volesse dire per la borghesia di fine Ottocento e di inizio Novecento vedersi rappresentata in scena in modo così sarcastico, immaginando l’effetto travolgente che doveva fare la risata del pubblico che assisteva alla grottesca riproduzione della propria contemporaneità. Partendo da questo presupposto, il lavoro drammaturgico e registico, il lavoro di riscrittura e di ricerca del linguaggio da consegnare agli attori è stato finalizzato alla riproduzione della forza deflagrante del testo, così che si potesse creare un nuovo “cortocircuito” con lo spettatore.
Non potevamo limitarci a raccontare Feydeau come ci è stato tramandato in cento anni di messinscena, tranquillizzante e letargica, ma si doveva innescare la miccia dello scandalo che accompagnava i primi allestimenti delle opere dell’autore francese: una gigantesca macchina comica, che metteva lo spettatore di fronte a se stesso, con tutte le conseguenze del caso.
Una cosa che amo profondamente nella riscrittura operata da Carnevali, è la riflessione su un mondo borghese completamente folle, esattamente come quello in cui viviamo oggi, di cui una delle caratteristiche fondamentali è l’immobilismo. Questa immobilità di fondo è già presente nella drammaturgia di Feydeau, dove i personaggi compiono peripezie gigantesche nella macchina scenica del vaudeville, per poi tornare sempre al punto di partenza, e questo perché nulla cambi nella loro condizione. La staticità però non è assenza di movimento, ma è l’impossibilità nostra e dei personaggi di avere il coraggio di tentare di fare qualcosa che possa cambiare il ridicolo stato di equilibrio in cui tutti si trovano e ci troviamo.

Note dell’ autore
Quello che ho cercato di fare è stato piuttosto confezionare un nuovo testo che rivestisse le stesse funzioni che l’originale rivestiva un secolo fa. Una riscrittura dovrebbe tenere conto non solo dell’oggetto in sé –l’opera di Feydeau e il suo potenziale teatrale-, ma anche delle premesse culturali che hanno generato quell’opera e le sue implicazioni sociali nel momento in cui Feydeau scrive. In modo da restituire, al pubblico torinese del 2015, un effetto simile a quello che l’opera poteva suscitare nello spettatore parigino del 1896. Un esempio: alla fine del secolo XIX, Feydeau abbandona la rima e il registro linguistico alto della tradizione letteraria, per passare alla prosa e al registro medio che la borghesia impiegava nel quotidiano. Nel momento in cui l’autore scrive, questa scelta viene percepita dal pubblico come un cambio forte, impattante, dello stile recitativo. Per il pubblico di oggi, invece, la prosa e il linguaggio della quotidianità sono la norma, in teatro. Occorre dunque, per mantenere il carattere avanguardista della scrittura di Feydeau, reinventare un linguaggio che possa risultare nuovo, o per lo meno non comune. Da qui la scelta di inserire nel testo un’estrema varietà di toni, dalla poesia in rima al dialogo rapido, dal registro basso di una certa comicità nazional-popolare a quello alto del flusso di coscienza: la borghesia è connotata oggi da un’estrema varietà linguistica, frutto di quel processo di omogeneizzazione che ha interessato la società italiana nell’ultimo mezzo secolo. Attraverso questo espediente dovrebbe ottenersi l’effetto straniante di un linguaggio teatralmente inusuale, che si stacca da una certa tradizione, per avvicinarsi al pubblico e favorire la sua identificazione con le vicende della scena.
Feydeau resta invece attuale nel ritrarre con ironia i fantasmi di una borghesia povera di spirito; e se resta attuale è proprio perché, nell’arco dell’ultimo secolo, l’essenza di questa classe sociale non è mutata più di tanto. Allora come oggi, prerogativa della borghesia è la tendenza a conservare (la propria condizione, il proprio benessere economico), creando intorno a sé un ambiente protetto in cui si perpetuano le sue idiosincrasie, senza compiere alcuno sforzo -per interesse o per una paura più o meno inconscia- per cambiare se stessa e il mondo. Si tratta, in ultima istanza, di individui che non riescono a smettere di recitare la parte che la società ha assegnato loro; questo permette a Feydeau di giocare sempre, velatamente, con un certo grado di meta-teatralità, nei suoi testi.
Da questo punto di vista, Feydeau è un precursore del teatro dell’assurdo e del teatro di Beckett; nella nostra rilettura, i caratteri di Feydeau hanno qualcosa di beckettiano, a partire proprio da questa spaventosa impossibilità di cambiare la propria condizione, nonostante i loro discorsi esprimano tutt’altra volontà. Per questo, come accade in molte opere di Beckett, i personaggi non riescono a uscire dallo spazio ristretto della loro condizione esistenziale; e anche quando apparentemente si spostano –dalla casa all’albergo-, non si muovono mai veramente, imprigionati in quella gabbia che è il loro modo di vivere vuoto e ripetitivo.
La nostra rilettura dell’Albergo del libero scambio prende dunque il via da questi presupposti, e si prefigge di utilizzare Feydeau come punto di partenza per riflettere sia sulle condizioni di esistenza della borghesia, sia sulla relazione tra linguaggio e realtà. Per arrivare a questo, è stato necessario non solo rileggere, ma anche riscrivere Feydeau, ma non c’è cosa più pericolosa, per una società, che accettare passivamente la propria tradizione, rinunciando a metterla in discussione.

Tournée 2015-2016 e 2017-2018
21 novembre 2015 Teatro Marenco, Ceva – 24 novembre 2015 Teatro di Novi Ligure- 26 novembre 2015 Teatro Sociale, Pinerolo (matinée) – 27 novembre 2015 Teatro Sociale, Pinerolo (serale) – 28 novembre 2015 Teatro di Oleggio – 29 novembre 2015 Auditorium di Villadossola – dal 1 al 20 dicembre 2015 Teatro Gobetti, Torino – 3 gennaio 2016 Teatro Toselli, Cuneo – dal 9 maggio al 14 maggio 2017 Teatro Fontana, Milano – dal 19 al 21 gennaio 2018 Teatro Comunale, Ferrara – 23 gennaio 2018 Teatro Giovanni Testori, Forlì – 24 gennaio 2018 Teatro Marconi, Abano Terme – 25 gennaio 2018 Teatro Battelli, Macerata Feltria – 26 gennaio 2018 Teatro delle Arti, Lastra a Signa – 27 gennaio 2018 Teatro dei Concordi, Campiglia Marittima.

Breve rassegna stampa
Carnevali e Lorenzi dimostrano un profondo senso del teatro, utilizzando le potenzialità di Feydeau per raccontare l’ipocrisia contemporanea. La rielaborazione linguistica di cui è stato oggetto il testo originale permette al regista di costruire uno spettacolo dai toni ora fintamente epici, ora drammatici, ora picareschi, toccando così le più varie sfumature dell’umano sentire, dando piena attuazione a quella che già Feydeau considerava la “giostra della vita”. Niccolò Lucarelli  http://sipario.it/recensioniprosaa/item/9560-albergo-del-libero-scambio-l-regia-marco-lorenzi.html

“Il capolavoro di Georges Feydeau nel riadattamento operato da Davide Carnevali per la regia di Marco Lorenzi, sembra dunque essere magistralmente riuscito, portando in scena una commedia dal retrogusto tragico” Assunta Matassa   http://teatro.persinsala.it/lalbergo-del-libero-scambio/22545

“Lorenzi è riuscito nell’impossibile: ne ha fatto una schitarrata punk, una giostra acida, esplosiva, che corrode sapientemente i cordoni del buon senso. Il gruppo ha saputo, in particolare, mantenere viva quella difficile “comicità per situazione” che è caratteristica della farsa.
Ne esce uno spettacolo divertente, che funziona egregiamente: si ride, e non poco…” Andrea Porcheddu  http://www.glistatigenerali.com/teatro/evviva-la-farsa/

“Una lodevole prova d’attore per ciascun interprete di questo allestimento” Roberto Mazzone  http://www.teatro.it/spettacoli/recensioni/l_albergo_del_libero_scambio_32248

“Una risata incosciente e meschina. Tutto è accaduto, ma nulla è accaduto: il tradimento è ancora nascosto in un oblio omertoso. Applausi del pubblico: 3′ 30”   http://www.klpteatro.it/lalbergo-del-libero-scambio-la-satira-anti-borghese-di-carnevali-e-lorenzi

“Non rimane che un’ultima valutazione possibile: imperdibile.” http://teatro.persinsala.it/lalbergo-del-libero-scambio-2-2/38036

Leggi anche  rassegna-stampa-Lalbergo-del-libero-scambio

guarda anche trailer 1 L’albergo del libero scambio

guarda anche trailer 2 L’albergo del libero scambio

guarda anche intervista al regista

video primo backstage

video secondo backstage

 

 

 

 

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