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La compagnia teatrale Il Mulino di Amleto è un’associazione fondata nel 2009 da un gruppo di attrici e attori diplomati alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Artisti a cui si sono aggiunti, nel tempo, altri collaboratori artistici, organizzativi e distributivi. Nelle pagine Bio, PremiPoetica trovi tutte le informazioni utili per conoscere meglio la nostra compagnia, il nostro lavoro, i nostri riferimenti e i nostri collaboratori. Buona visione!

Crediamo fortemente che la ricerca artistica debba essere coraggiosa, rischiosa, indipendente e libera. Partire sempre da una domanda: cosa vuol dire, per me, sulla “scomoda soglia dei 35 anni”, fare teatro oggi? Dove ricercare senso? Arrendersi a correnti, mode, modelli o cercare inesauribilmente di chiedermi perché lo spettatore deve venire a teatro? Quale è la mia posizione di giovane uomo (oltre che di artista) di fronte a lui? Dove è l’energia e l’amore che ci spinge a parlare con energia e amore ad altri artisti e agli spettatori?          Marco.

Dicono di noi. “Abbiamo trovato molto divertenti e professionalmente maturi i torinesi de Il Mulino di Amleto, che qui – frontalmente e in modo dissacrante – mettono in scena uno spumeggiante testo di Magdalena Barile, “Senza famiglia”, distruggendo una delle istituzioni più consolidate della nostra società. In questo caso non siamo più davanti ad una promessa, ma ad una certezza nel panorama del teatro emergente italiano, un gruppo che si è già misurato in modo eccellente sia nel teatro ragazzi sia nella rivisitazione dei classici.” Mario Bianchi-Krapp’s last post.  Scarica pdf Il trentennale di Scenario fra la disillusione delle nuove generazioni _ Eventi

“Che relazione avranno con gli attori che stanno per cominciare la recita (si chiede a questo punto Jouvet)?
Questa domanda continuo a pormela dopo aver visto, per la seconda volta, il Mulino di Amleto e non riesco a trovare una risposta adeguata; l’unica che mi viene è che – coloro che compongono la compagnia – sono in grado di restituire agli spettatori il massimo di umanizzazione possibile pur all’interno di uno spettacolo contraddistinto dal massimo di teatralizzazione possibile. C’è una formula che Jouvet utilizza e che mi pare appropriata: “Una grande opera” scrive, “è una possibilità di riconciliazione con gli spettatori” ma, per esserlo, deve innanzitutto essere “un incontro tra gli uomini”. Alessandro Toppi www.ilpickwick.it Scarica pdf Il Pickwick – Tre note su _Il misantropo_ de Il Mulino di Amleto

 

 

 

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