Streamers

di David Rabe
traduzione Magdalena Barile
regia Marco Lorenzi
con Lorenzo Batoli, Fabrizio Bordignon, Yuri D’Agostino, Germano Gentile, Lorenzi Marco, Andrea Redavid, Fabrizio Vona
in collaborazione con Festival Quartieri dell’Arte 2008, Viterbo

Tournée 2008-2009
Dal 30 settembre al 4 ottobre 2008 Galleria Art-up Festival Quartieri dell’Arte, Viterbo – 9 novembre 2008 Teatro Lo Spazio, Roma – 21 novembre 2008 Teatro Vittorio Gassman, Castro dei Volsci (Fr)

guarda foto delle prove Streamers 

Note di regia 
Poche righe per capire da quale parte cominciare: gli esploratori, i ricercatori e la gente di teatro sono i vettori in movimento tra un punto fermo e un altro; non avendo fissa dimora, diventano la casa di loro stessi, viaggiatori d’anima alla ricerca di un interlocutore con cui confidarsi. Così facendo ciò che si sa diventa il sapere di un attimo, e non di un’intera vita…ciò che so che è così diverso da ciò che sapevo e, (spero) da ciò che saprò.
In questo momento della mia vita, un momento strano e irrequieto nella mia vita di giovane uomo e di giovane attore, è arrivata una domanda sul mio cammino: “te la senti di mettere in scena Streamers di David Rabe?” Si. No.
È presunzione pensare di poterlo fare, pensare di trovare una direzione, quando io per primo non ho un metodo e ho sempre rifiutato ogni metodo: che come metodo riconosco solo il lavoro, il lavoro, il lavoro? Forse la risposta è proprio nel lavoro, partire dalla fatica, dal sudore, dal puro artigianato. Partire non da presuntuose certezze, da una reale e onesta possibilità di incontro e quindi da scambio: tra gli attori stessi (per questo è stato fondamentale la scelta di un gruppo solido) tra loro e me (il mio più grande desiderio è condividere e trasformare con loro il mio bagaglio di viaggio, ma soprattutto tra noi e l’autore. E un grande autore come David Rabe moltiplica la possibilità di questo scambio meraviglioso.
Questo è l’inizio del “nostro inizio”.
E forse non è solo un caso che questo inizio si chiami “Streamers” e sia un mondo di paracadutisti in attesa di partire per la guerra, ma anche di uomini sospesi. Di uomini che sono abituati a non avere la terra sotto i piedi, ma un vuoto che può essere tutto e nulla.
Abituati ad aprire la mano e a lanciarsi, lasciarsi andare e cadere e volare.
Uomini. Maschi. Sospesi.
Chissà.
Mi viene in mente una frase che è bene non dimenticare mai nel nostro lavoro: “non prenderti troppo sul serio. Tieniti forte e lasciati andare con dolcezza”.
Marco Lorenzi

 

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